Epatocarcinoma: i bloccanti del recettore dell'angiotensina migliorano gli esiti di sopravvivenza dopo ablazione con radiofrequenza


L'inibizione della sintesi dell'angiotensina II appare diminuire la ricorrenza del carcinoma epatocellulare dopo terapie radicali; tuttavia, mancano ancora dati sul ruolo adiuvante dei bloccanti del recettore dell'angiotensina II di tipo 1 ( sartani ).

Lo scopo dello studio è stato quello di valutare se i sartani sono in grado di rallentare il tempo di ricorrenza e di prolungare la sopravvivenza globale nei pazienti con carcinoma epatocellulare dopo ablazione con radiofrequenza.

I dati su 153 pazienti sono stati rivisti. La popolazione dello studio è stata classificata in tre gruppi: 73 ( 47.8% ) pazienti che non avevano ricevuto né inibitori dell'enzima di conversione dell'angiotensina ( Ace inibitori ) né sartani ( gruppo 1 ), 49 ( 32% ) pazienti trattati con Ace inibitori ( gruppo 2 ) e 31 ( 20.2% ) pazienti trattati con sartani ( gruppo 3 ).

L'endpoint era rappresentato dagli esiti di sopravvivenza.

Nell'intera popolazione di studio, l'85.6% dei pazienti era in classe Child-Pugh A e l'89.6% in classe BCLC A.

Il diametro massimo ( valore mediano ) del tumore era di 30 mm e il livello di alfa-fetoproteina ( AFP ) era 25 UI/mL.

Non sono state segnalate differenze nelle caratteristiche di base tra i tre gruppi.

La sopravvivenza globale mediana è stata di 48 mesi ( intervallo di confidenza [ IC ] al 95%: 31-58 ) nel gruppo 1, 72 mesi ( 49-89 ) nel gruppo 2 e 84 mesi ( 58-92 ) nel gruppo 3 ( P = 0.02 ).

Il tempo mediano alla recidiva è stato, rispettivamente, di 26, 44 e 69 mesi nei tre gruppi ( P = 0.02 ).

All'analisi multivariata, la terapia con sartani era un fattore predittivo significativo di più lunga sopravvivenza globale e di ritardati tempi di recidiva.

In conclusione, i sartani hanno migliorato significativamente la sopravvivenza globale e il tempo di recidiva dopo ablazione con radiofrequenza nei pazienti con carcinoma epatocellulare. ( Xagena2015 )

Facciorusso A et al, J Gastroenterol Hepatol 2015; 30: 1643-1650

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